CODICI: risvolti inquietanti sulla vicenda U-mask. Chiediamo verifiche sul'operato degli influencer

Rimborsare e risarcire i consumatori danneggiati. È la richiesta alla base della class action promossa dall’associazione Codici, che rilancia con forza l’iniziativa avviata alla luce dell’ultimo durissimo intervento nei confronti di U-Mask. La Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico del Ministero della Salute ha imposto un nuovo stop alle mascherine. Divieto di vendita e ritiro dal mercato del dispositivo medico U-Mask modello 2.1, questo il provvedimento emesso sulla base degli accertamenti svolti dai Carabinieri del Nas di Trento, con tanto di sequestro di oltre 3 tonnellate di merce. Il mese scorso era stato emesso un altro provvedimento simile, riferito al modello 2.0.


Dai controlli effettuati – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di CODICI – emerge un quadro grave e preoccupante. La documentazione analizzata non dimostra l’effettivo possesso da parte del prodotto dei necessari ed essenziali requisiti tecnici come la capacità di mantenere inalterate le prestazioni del filtro intercambiabile fino a 200 ore di utilizzo, la biocompatibilità e la pulizia microbica del prodotto. Il modello 2.1 era stato registrato con una categoria che lo rendeva utilizzabile anche in contesti sanitari per limitare la trasmissione di agenti infettivi tra operatori e pazienti. A tutto questo si aggiunge un risvolto inquietante, su cui si stanno concentrando le indagini, ovvero che il vecchio prodotto fosse riconfezionato con il nuovo packaging esterno di U-Mask model 2.1. È chiaro che, alla luce di questi elementi, i consumatori devono essere rimborsati e risarciti. Abbiamo avviato una class action, abbiamo inviato una diffida inibitoria all’azienda ed abbiamo segnalato la vicenda all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha avviato un procedimento contro la promozione e la vendita delle mascherine, ritenendo che siano svolte con modalità ingannevoli ed aggressive”.

Stiamo predisponendo una nuova segnalazione all’Antitrust – aggiunge Davide Zanon, Segretario di CODICI Lombardia – affinché vengano effettuate delle verifiche anche su chi ha pubblicizzato le mascherine U-Mask. Parliamo di un prodotto in voga, sulla bocca di tutti perché indossato da personaggi famosi. Considerando la campagna social messa in piedi dall’azienda per sponsorizzare i prodotti, riteniamo doveroso approfondire quanto fatto anche dagli influencer. Parliamo di personaggi pubblici seguiti da migliaia di utenti, ai quali sono state veicolate informazioni non attendibili, per usare un eufemismo, come sta emergendo dalle indagini. I consumatori sono stati indotti ad acquistare un prodotto tutt’altro che sicuro ed efficace, i requisiti tecnici tanto enfatizzati non sono dimostrati e questo è un fatto gravissimo”.


L’associazione CODICI ha avviato una class action per il rimborso ed il risarcimento dei consumatori che hanno acquistato le mascherine U-Mask. Per aderire all’iniziativa bisogna compilare il modulo presente sul sito www.codicilombardia.org. La delegazione Lombarda è disponibile scrivendo all’indirizzo codici.lombardia@codici.org oppure chiamando i numeri 02.36503438 e 351.7979897. È possibile chiedere assistenza o chiarimenti alla sede Nazionale dell’associazione telefonando al numero 06.5571996 oppure scrivendo all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.