Monopattini, CODICI Lombardia: "La riforma rischia di far sparire la mobilità leggera"
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I problemi dello sharing non possono giustificare regole sproporzionate anche per i monopattini privati. Servono dati per capire se la riforma ha aumentato la sicurezza o semplicemente ridotto l'utilizzo del mezzo."
Oltre 800 mila monopattini privati circolano in Italia, ma le polizze assicurative attivate sarebbero appena circa 60 mila, mentre i contrassegni rilasciati si fermano intorno a 160 mila.
Per CODICI Lombardia questi numeri non rappresentano il successo della nuova disciplina, bensì il segnale di una riforma che rischia di allontanare i cittadini dalla mobilità leggera anziché renderla più sicura.
“Se oltre nove monopattini su dieci non risultano assicurati – commenta il segretario regionale Davide Zanon - non basta valorizzare il numero dei contrassegni distribuiti. Occorre chiedersi quanti cittadini abbiano semplicemente rinunciato a utilizzare il proprio mezzo perché costi, adempimenti e limitazioni sono diventati sproporzionati rispetto al suo valore e al suo utilizzo quotidiano. A pesare è anche il costo delle polizze: oggi in molti Paesi europei assicurare un monopattino costa mediamente tra i 30 e i 50 euro l'anno, mentre in Italia si parte spesso da circa 90 euro e si può andare ben oltre. Una differenza che rischia di trasformare un obbligo di tutela in un forte deterrente all'utilizzo del mezzo”.
Casco, responsabilità civile, tutela dei pedoni e risarcimento delle vittime rispondono a esigenze concrete. Il problema, però, è l'effetto cumulativo delle nuove disposizioni: assicurazione dedicata, contrassegno identificativo, casco obbligatorio e ulteriori limitazioni alla circolazione rischiano di trasformare un mezzo leggero e accessibile in un veicolo gravato da obblighi e costi difficilmente sostenibili.
Mezzi privati e sharing non sono la stessa cosa
Per CODICI Lombardia è necessario distinguere con maggiore chiarezza tra monopattini privati e servizi in sharing. I problemi registrati negli ultimi anni – mezzi lasciati sui marciapiedi, utilizzi occasionali e poco responsabili, difficoltà nei controlli e nell'identificazione degli utenti – riguardano prevalentemente il modello del noleggio e richiedono interventi mirati nei confronti dei gestori, non dei proprietari privati.
“Non intendiamo difendere acriticamente lo sharing – aggiunge Zanon – Il servizio deve essere sicuro e compatibile con l'accessibilità degli spazi pubblici. Ma i problemi del noleggio non possono diventare il pretesto per penalizzare chi acquista, custodisce e utilizza responsabilmente il proprio monopattino”.
Il caso Milano
Milano rappresenta uno dei principali banchi di prova della riforma. Il servizio di monopattini in sharing aveva raggiunto una diffusione significativa, con migliaia di utilizzi quotidiani, pur presentando criticità che richiedevano correttivi.
Secondo CODICI Lombardia la risposta avrebbe dovuto concentrarsi su controlli più efficaci, parcheggi obbligatori, limiti di velocità, identificazione degli utenti e maggiori responsabilità per gli operatori.
“Per curare le patologie del sistema si è scelta una terapia talmente pesante da rischiare di uccidere il paziente. Se il risultato sarà semplicemente vedere meno monopattini e più cittadini costretti a tornare all'automobile o allo scooter, sarà difficile parlare di una riforma riuscita”.
L'obbligo del casco anche per gli utenti dei mezzi in sharing rende inoltre molto più complesso l'utilizzo spontaneo del servizio, riducendo di fatto l'accessibilità del modello "prendi e lascia". Servono dati aggiornati. Ad oggi non sono ancora disponibili dati pubblici consolidati sull'andamento del servizio di sharing a Milano dopo l'entrata in vigore delle nuove regole.
Per questo CODICI Lombardia chiede al Comune e ai gestori di rendere pubblici i dati relativi a numero dei noleggi, utenti attivi, incidentalità e sanzioni, così da valutare con trasparenza gli effetti della riforma.
“La sicurezza non si misura dal numero degli obblighi introdotti, ma dal numero degli incidenti evitati – conclude Zanon - Una buona regolamentazione corregge gli abusi senza scoraggiare chi utilizza responsabilmente un mezzo sostenibile. Se ogni forma di mobilità leggera viene trattata come un'automobile in miniatura, il rischio è quello di frenare la transizione verso città meno congestionate, meno inquinate e più vivibili”.
