CODICI: gli impegni di TikTok non bastano, restano alcune criticità. Al fianco del Beuc per tutelare

Era il febbraio 2021 quando il Beuc e 18 organizzazioni di consumatori europee, tra cui CODICI, allertavano le autorità di molteplici violazioni che mettevano a rischio gli utenti di TikTok, in particolare i giovani, il pubblico principale della piattaforma.

Oggi la Commissione Europea ed il Cpc, la rete delle autorità nazionali per la protezione dei consumatori, hanno annunciato la chiusura dell’indagine sulla piattaforma. TikTok si è impegnata ad allinearsi alle norme Ue in materia di pubblicità e protezione dei consumatori, in particolare per quanto riguarda la trasparenza degli annunci pubblicitari e la politica sulle monete virtuali, ma secondo il Beuc restano alcune criticità. Un giudizio che l’associazione CODICI condivide in pieno.

Bisognerà mantenere alta la guardia – dichiara Davide Zanon, Segretario Generale dei Consumatori Italiani per l’Europa, di cui fa parte anche l’associazione CODICI –, perché purtroppo alcuni punti evidenziati dal Beuc non sono stati affrontati. Ci riferiamo, in particolare, alla clausola sul copyright di TikTok, che conferisce ancora alla piattaforma una licenza molto ampia per utilizzare i contenuti generati e pubblicati dagli utenti. C’è poi la questione dell’assenza di un meccanismo in grado di proteggere i giovani quando gli influencer acquistano ‘monete virtuali’ di TikTok. La piattaforma, inoltre, non si è impegnata a cessare la profilazione e ad indirizzare i giovani con pubblicità personalizzata. Quindi consideriamo che la direzione è quella giusta, ma non basta”.

Non bisogna abbassare la guardia – avverte Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di CODICI –, perché alcune delle criticità sollevate restano. Continueremo a sostenere l’attività del Beuc per garantire un utilizzo sicuro del social network da parte degli utenti, in particolare i giovani. Al tempo stesso auspichiamo un’attività di monitoraggio da parte delle autorità in questa ottica, perché la chiusura dell’indagine non può e non deve significare l’archiviazione del caso”.